La Caccia Subacquea

Anzitutto una digressione filologica: “caccia” subacquea e non “pesca” per il valido motivo che l’azione che si svolge sott’acqua è una sublimazione dell’attività venatoria in quanto - riportata a quella terrestre - è una ‘summa’ delle qualità del cacciatore e delle soddisfazioni del cane che ha il compito di individuare la preda e renderne possibile la cattura. Ulteriormente, anche se in stragrande prevalenza, il carniere non e di soli pesci ma anche di altre specie.

Luigi Ferraro ha più volte insistito su un fatto importante “nessuna altra attività sportiva ha avuto tanti meriti, come la caccia subacquea, per essere alla base di importanti acquisizioni di conoscenze dell’umanità”.

E’ una verità assoluta perché e stata proprio l’attività venatoria, a partire dagli anni trenta, a spingere sott’acqua migliaia e poi milioni di individui (compreso il mitico Jaques Cousteau!) che, da autodidatti, hanno imparato l’acquaticità e la consuetudine a vivere e operare in un elemento innaturale per l’uomo creando la base di partenza per la scoperta e la cognizione di quel vastissimo mondo che era, da sempre celato dall’invalicabile diaframma della superficie.

Ai tanti primati che spettano all’USS (a cominciare da essere stata la prima associazione subacquea del mondo) non va trascurato il merito di aver fatto confluire l’attività sportiva in quella agonistica studiando e creando quei regolamenti tecnici - che hanno avuto una protostoria nel ‘Precampionato 1949’ a Gorgona - destinati a essere il prototipo per tutte le gare e a svilupparsi a livello europeo e mondiale.

Credo di essere stato un dei primi soci ‘non residenti’ dell’Associazione genovese: ricordo ancora la gita a Cannes il 17-19 marzo 1951 (con l’impareggiabile regia di Gigi Stuart e Gianni Foroni) e la consuetudine di vera amicizia che si instaurò quando mi resi conto di essere entrato, a buon titolo, nella eletta ‘tribù delle rocce’ di marcantiana memoria insieme a tanti personaggi che hanno lasciato una traccia nel divenire dei pionieri del mondo sommerso. Anche la mia prima apparizione agonistica - il Campionato di II categoria all’Argentario nel 1951 (appannaggio di un nome che farà storia nell’agonismo subacqueo: Claudio Ripa) - avvenne sotto i colori dell’USS e fu il trampolino di lancio per un decennio di grandi soddisfazioni a livello nazionale e internazionale. Fu proprio allora che maturai la decisione di fondare il ‘Club Sportivi Subacquei’ di Firenze che dell’USS doveva essere ‘immagine e simiglianza’ restando sempre intimamente legato agli amici genovesi.

Un rapido ‘excursus’ della storia agonistica italiana vede molti personaggi dell’USS che ricorrono nei primi posti delle classifiche. Dopo ‘1’en plein’ di Gigi Stuart che vinse il ‘Pre-campionato’ del 1949 e rimane, pertanto, il primo campione di caccia subacquea della storia, ecco i nomi di Catalani, Pastorino, Casò, Ruggero, ancora - e spesso - Stuart, Taramelli, Norcini, Beltrami ed altri.

Se a Gianni Roghi spetta il primo titolo europeo conquistato nel primo campionato europeo a Sestri Levante nel 1954, e l’indimenticabile ‘Mario-mitra Catalani’ il primo campione mondiale per aver conquistato la vittoria nel campionato del 1957 a Lussinpiccolo quando la gara, per la partecipazione della squadra statunitense, per la prima volta da ‘europea’ fu classificata ‘mondiale’.

Nelle discipline sportive altri allori per l’USS nel nuoto pinnato: ricordo la maratona lungo le coste italiane e, assai probabilmente, partecipazione ad altre manifestazioni di livello nazionale il cui contesto mi sfugge non essendo il nuoto pinnato argomento di mio diretto interesse.

In questi ultimi anni la caccia subacquea ha conosciuto un progressivo tramonto di popolarità per vari motivi: alcuni validi, altri assurdi. Fra i primi la necessità di protezione degli ambienti marini che, per la sensibilizzazione ecologica dei ‘mass-media’, si e sviluppata a macchia d’olio in tutto il mondo e non riguarda soltanto il prelievo del pesce ma di tutte le forme di vita che esistono nel mare: molluschi, celenterati etc. Dai politici, e, in genere, da tutti coloro che non hanno precisa conoscenza di quanto vanno asserendo, e stato lanciato un “crucifige” sulla caccia subacquea come elemento di distruzione della fauna. Se la situazione di impoverimento dei nostri mari è davanti agli occhi di tutti, le responsabilità stanno altrove perché le catture dei subacquei sono complessivamente insignificanti rispetto a quanto viene prelevato dal mare e le loro prede sono sempre individui adulti la scomparsa dei quali non influisce negativamente sulla crescita del ‘novellame’ mentre può, al contrario, addirittura favorirla.

L’indiscriminata pesca a strascico e quanto viene scaricato nel nostro mare - un bacino chiuso che ha anche la poco invidiabile caratteristica di essere il più intensamente popolato del mondo lungo le coste - hanno precise responsabilità.

Il declino di questa attività agonistica ha lasciato il posto ad altre ipotesi e, fra queste, le gare di ‘caccia fotografica’ senza dubbio più ‘ecologiche’ ma prive di gran parte del significato sportivo che ha contraddistinto l’immersione in apnea.

Se l’affascinante mondo della caccia subacquea è destinato gradualmente a scomparire non c’e da dolersene più di tanto perché il fondamentale ruolo di formazione subacquea dei pionieri lo ha già svolto creando la rampa di lancio per la nostra ‘era dell’immersione’: oggi, per imparare l’acquaticità e il sopravvivere sott’acqua, vi sono mezzi ben più rapidi della somma di esperienze personali: non solo le scuole per i principianti ma anche i corsi di perfezionamento in tutte quelle attività che - dall’archeologia alla biologia e a molte altre scienze e tecnologie - sono divenute un importante elemento di nuove conoscenze del pianeta su cui viviamo.

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Alessandro Olscki
Presidente gruppo ricerche scientifiche e tecniche subacque Firenze