Passione e Scoperte Mediche

Passione e Scoperte Mediche

In tutti i campi della scienza sono sempre le prime fasi, i primi passi della ricerca, quelli che più affascinano e rivestono il maggiore interesse pratico. Sono infatti quelli che partono da esperienze dirette e da prime originali osservazioni gli stadi che consentono acquisizioni importanti o addirittura, talvolta, nuove scoperte.

E’ stato veramente così nel caso della medicina subacquea, anche e soprattutto perché i primi pionieri dell’immersione non si sono limitati soltanto a procurarsi il piacere della scoperta di un modo nuovo, di un ambiente praticamente sconosciuto, ma hanno avvertito il desiderio e direi quasi il dovere di migliorare le proprie esperienze e conoscenze per poter così trasmettere ad altri un nuovo patrimonio culturale.
Si verificata in tal modo la trasformazione di abili sportivi subacquei in pionieri dello studio e della ricerca: cinquanta anni orsono non esisteva neppure il termine di medicina subacquea, cioè gli studi sull’immersione dovevano partire quasi da zero, riferendosi per l’apnea ad antiche acquisizione (si favoleggiava ancora sull’immersione del greco Hagistatis e su quelle delle donne Ama) e per l’uso degli autorespiratori ad ossigeno sulle poche informazioni che con difficoltà filtravano dalle esperienze belliche.

Certamente tra i primi al mondo i sub genovesi riuniti nell’U.S.S. cercando con impegno e grandi capacità di perfezionare apparecchiature e tecniche d’immersione, affrontarono seriamente anche i problemi scientifici dell’immersione, quali gli svariati effetti delle variazioni della pressione ambientale sui vari organi e delle pressioni parziali dei gas respirati, la pericolosità e l’azione tossica dell’ossigeno e dell’anidride carbonica, la pericolosità dell’apnea in profondità, nonché le conseguenze dell’assorbimento di azoto nelle immersioni prolungate con autorespiratore ad aria.
Mettendo assieme le osservazioni ed i controlli dei sub (primi fra tutti Ferraro, Marcante....), l’esperienza dei medici che curavano i palombari ed i cassonisti (Zannini, Odaglia), il sofferto studio degli incidenti, talora tragici, verificatisi in immersione, consentirono davvero di chiarire gli aspetti fondamentali del nuovo capitolo della fisiopatologia
Anche se oggi si può stentare a crederlo, allora non mancava soltanto il corpus della disciplina, ma ancora non vi erano le sedi ove discuterla ed approfondirla. Ed anche in questo campo venne fatto a Genova un grande passo avanti, quando fu fondato e subito divenne operativo il C.I.R.S. Centro Italiano Ricercatori Subacquei: va tenuto presente, senza sorpresa, che questo embrione della ricerca scientifica subacquea non trattava soltanto i problemi medici, ma vedeva riuniti i pionieri delle diverse discipline (biologia, speleologia, geologia, tecnologia, ecc.).

Oltre a numerose acquisizioni e scoperte riguardanti l’apnea e le immersioni con autorespiratori, non può essere lasciato in ombra il ruolo che l’esperienza nel trattamento dei sub ha avuto anche nella nascita e nell’avvio della medicina iperbarica: partendo proprio dall’utilizzo dell’ossigeno nelle malattie barotraumatiche dei sub, ha avuto inizio infatti la cura nelle camere di ricompressione dapprima della intossicazione acuta da ossido di carbonio (con risultati straordinari) e poi di numerose altre forme morbose, sempre con risultati terapeutici in precedenza insperabili.

Si può perciò ben dire che quel nucleo di pionieri subacquei che si riunirono cinquanta anni orsono nell’U.S.S. ebbero anche il grande merito di avviare una ricerca nel campo della fisiopatologia e della clinica subacquea, che negli anni successivi raggiunse un estremo interesse ed una straordinaria espansione.

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Giorgio Odaglia
Ordinario Medicina dello Sport Università degli Studi di Genova
Presidente Centro Subacquei “D.Marcante”

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